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Vermeer, La lattaia
1660-61. Amsterdam, Rijksmuseum

Accendete il televisore, azzerate il volume audio e sintonizzatevi su un canale che trasmetta un film storico, magari ambientato nell'Olanda del '600: potrete godere in poltrona la visione di un quadro di Vermeer.
Nato a Delft, in Olanda, nel 1632, nello stesso anno in cui nascono Luca Giordano e John Locke, Johannis Vermeer è considerato, insieme a Rembrandt, tra i più rappresentativi artisti della pittura nordeuropea in età moderna.

I suoi dipinti s'aprono come segrete finestre su scene pervase da enigmatico silenzio, ambientate nei luoghi in cui va svolgendosi l'ordinaria vita quotidiana, perlopiù camere, studioli o cantine, spazi abitati da gente comune, eppure sospesi in un'atmosfera insolita che conferisce luce e significato nuovo ad ogni cosa o presenza.
È il caso de La lattaia, dipinto intorno al 1660-61, con circa dieci anni d'anticipo sull'altro dipinto, La merlettaia, che sembra offrirsi quasi pendant della precedente opera.
La lattaia in realtà è di solito menzionata anche sotto altro titolo, La donna che versa il latte, titolo forse più appropriato, in quanto indicativo del vero soggetto ritratto, che viene ad identificarsi non tanto con la donna quanto col suo gesto, o meglio, con l'effetto di un banalissimo gesto compiuto magari ogni giorno: quel filo di latte che ella versa lentamente nella bacinella, filo sottile e luminoso, nel quale si condensano tutti i valori cromatici dell'opera. 
Alle spalle della donna, una parete di scabro intonaco, con qualche chiodo qui e là puntellato, una canestra ed una brocca appese. Sul tavolo, in primo piano, un bellissimo saggio di natura morta, con l'impaglio del cesto e la mollica di pane dipinti a punta di pennello, quasi riflesso puntuale, luccichio di splendori ineffabili, grumo di un'energia del silenzio 'quantizzata' nelle cose.
Forse Newton, a fissare quella grave lamina di latte radente avrebbe intuito in altro modo la forza di gravità; Einstein avrebbe modificato la sua famosa formula in 
E = ms², dove s in questo caso indicherebbe l'unico fattore che nei dipinti di Vermeer sembra essere davvero elevato a potenza: il silenzio.

Giuseppe Falanga

 
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