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Lavori in corso al Castelluccio di Battipaglia. Richiesta di accesso agli atti.

Il vecchio adagio dell’assenza di memoria a Battipaglia nelle ultime settimane si sta rivelando per quello che è, uno stereotipo tutto sommato comodo ai più. E intanto la città perde anche l’immagine di sé stessa: il Castelluccio, che quasi la sovrasta, caro alla memoria collettiva dei battipagliesi. Eppure il monumento, di fondazione altomedievale e restaurato agli inizi del XX sec., potrebbe oggi definirsi una sorta di testo senza più contesto, un ordito privato della trama, una statua acefala: insomma ne ha viste tante. Basti considerare la discarica mai bonificata che insiste a ridosso, insieme a ben due vasche di stoccaggio temporaneo, utilizzate dal Comune nell’ultima emergenza rifiuti del 2008 e mai bonificate. Non basta? Nel 2006 all’improvviso si sollevò un muro, uno sfregio che corre giù proprio a latere del Nostro appunto, e le ville, e le ruberie perpetrate ai danni del suo arredo, e faretti ormai spenti anche quelli, nonché la progressiva perdita della funzione aggregativa del luogo, in cui gli autoctoni fino almeno agli anni ’70 erano solito fare le scampagnate fuori porta e che qualche anno fa restituiva un insediamento pluristratificato dell’età del Bronzo, oggi esposto al Museo Archeologico Nazionale di Eboli. Insomma era un’area di pregio. Quando lo scorso novembre 2015 crollò il muro che lo protegge a nord-ovest, i battipagliesi rialzarono la testa, rispolverando all’improvviso il ricordo dell’antica appartenenza, mai sopito, in realtà, ma messo bene a tacere da un’opinabilissima gestione del territorio, che ha come unico effetto il binomio sperato: assuefazione al brutto/inutilità della reazione (tanto grandi a volte risultano gli scempi). Intanto ad aprile dello stesso anno era stato rinnovato il vincolo amministrativo da parte della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Campania, su proposta della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Provincia di Salerno, sancendo l’interesse storico-artistico del bene. Dopo il crollo sono partiti i sondaggi archeologici, che si sono rivelati negativi, e con impegno rinnovato anche della stessa Commissione Straordinaria di Battipaglia e della Marcovaldo s.r.l. di Francesco Santese, proprietario del bene, sono partiti i lavori. E con essi la cittadinanza, vicina e lontana, si anima attraverso la rete, analizza foto di inverosimili merlature, misura improbabili aumenti volumetrici, si confronta sui provvedimenti da intraprendere per arginare quello che di fatto sembra a tutti uno stravolgimento incredibile anche dell’ultimo barlume del ricordo della bellezza del contesto: un indicatore forte della volontà di intervenire, di partecipare, di farsi promotori del miglioramento. In data 20.05.2016 Valentina Del Pizzo e Raffaele Cucco Petrone hanno inoltrato richiesta di accesso agli atti alle due Soprintendenze e al Comune di Battipaglia, relativi agli interventi di restauro del Castelluccio di Battipaglia.

 - Qualunque sia l’iter che i documenti ci restituiranno per ricostruire la logica che sottende a questo intervento di restauro, per le sorti del nostro Comune è auspicabile soprattutto dopo queste elezioni amministrative, che si inizi a ragionare sul miglioramento della tenuta tutta del territorio, anche in funzione dei suoi beni culturali e delle sue risorse paesaggistiche, dalle pendici del monti Picentini alla risorsa mare/spiaggia. – dichiara Cucco Petrone. - La cittadinanza non è sopita, è scoraggiata, come farebbe chiunque non possa godere più dei propri contesti di pregio, impossibilitati dall’assenza di una progettualità di ampio respiro che ponga al centro dell’attenzione in primis la comunità stessa e che sia credibile. Penso all’attivazione di una rete di valorizzazione dei casali del nostro territorio comunale attraverso percorsi in bici fino al mare, a strumenti come una carta dei beni culturali del nostro Comune e dei beni demaniali che vi insistono, richiesta protocollata richiesta già nel 2015. Strumenti insomma, e idee per pianificare un futuro all’insegna dell’aggregazione, della sostenibilità e dell’approccio intelligente alle risorse locali – così Valentina Del Pizzo, archeologa.

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