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EDILIZIA, SPIRAGLI DI FIDUCIA

Il clima imprenditoriale nel settore delle costruzioni segnala l’inizio di un’inversione di tendenza principalmente nel segmento delle aziende che producono un fatturato fino a 5 milioni di euro. Meno significativo il miglioramento delle aspettative fino al termine dell’anno in corso che si registra, invece, negli altri due ambiti di riferimento considerati dal Centro Studi ANCE Salerno (imprese con fatturato compreso tra 5 e 20 milioni di euro ed imprese con fatturato oltre 20 milioni di euro).

L’analisi delle risposte fornite dal campione di aziende iscritte ad ANCE Salerno - intervistate nei mesi scorsi – alla luce degli ultimi dati congiunturali disponibili e delle previsioni sul Pil del Mezzogiorno e della Campania ne 2015 e nel 2016, confermano un quadro di sostanziale difficoltà del tessuto produttivo provinciale e regionale, anche se va evidenziata la maggiore fiducia nel miglioramento della situazione soprattutto da parte di quelle aziende che hanno lavorato alla ridefinizione del proprio profilo operativo dal punto di vista del posizionamento sul mercato.

Le microimprese e le partite Iva specializzate operanti nel comparto edile hanno lanciato negli ultimi mesi una vera e propria “offensiva” door to door per intercettare la domanda di piccoli lavori di ristrutturazione e di efficientamento energetico. In altre parole, appena il risparmio familiare ha mostrato segnali di “scongelamento”, si è verificata una maggiore attività, che però non ha avuto effetti rilevanti sulla dinamica produttiva delle aziende più strutturate. Ne consegue che la maggiore fiducia delle imprese dell’intera filiera delle costruzioni rischia di regredire in mancanza di interventi efficaci dal punto di vista degli investimenti pubblici o della velocizzazione delle procedure inerenti le gare di appalto in via di espletamento. È per questa motivazione – spiega il Centro Studi ANCE Salerno – che le aziende con fatturato compreso nella fascia 5/20 milioni di euro mostrano maggiore cautela sulle possibilità di effettiva ripartenza del comparto nel breve periodo.

Lo scenario generale/Il trend degli indici previsionali

È in questo contesto complessivo che vale la pena di riproporre le previsioni per il secondo semestre 2015 “testate” prima della pausa estiva.

Gli indici previsionali dell’intero campione (l’indagine ha preso in considerazione un gruppo di 100 aziende edili, individuate ed intervistate da ANCE Salerno tra quelle iscritte riflettendo la struttura dimensionale delle imprese operanti in provincia) ci si rende conto che risultano tutti in campo positivo (seppure con valori non elevati): produzione, +4,00; fatturato, +5,00; ordini e contratti, +4,00; occupazione, 0,00; costo del lavoro, +10,00; costo delle materie prime, +10,00; spese dirette di cantiere, +13,00; spese generali, +17,00.

Negli ultimi due anni i percorsi dei singoli indicatori mostrano una dinamica in continua evoluzione: produzione da -37,14 (valore riferito al secondo semestre 2013) a +4,00 (per il secondo semestre 2015); fatturato da -38,57 a +5,00; ordini e contratti da -45,71 a +4,00; occupazione da -37,14 a 0,00; solo per citare le grandezze direttamente riferite all’operatività delle imprese. Risultano invece in calo gli indici sull’andamento del costo delle materie prime (da +32,86 a +10,00), delle spese dirette di cantiere (da +21,43 a +13,00) e delle spese generali (da +38,57 a +17,00).Il costo del lavoro è previsto in lieve ulteriore aumento (da +4,29 a +10,00), a conferma della crescita della domanda di manodopera da parte delle imprese (come confermato dai più recenti dati Istat).

Indici previsionali per le imprese con fatturato con meno di 5 milioni

Se si prendono in considerazione gli indici previsionali delle imprese con fatturato inferiore ai 5 milioni di euro, si comprende bene l’influenza positiva sul tessuto dell’edilizia dei cosiddetti piccoli lavori riferibili, appunto, agli interventi di efficientamento energetico e di ristrutturazione del patrimonio abitativo. Mentre gli indici riferiti alle micro e piccole aziende segnano l’uscita dal quadro recessivo, gli indici inerenti le imprese con fatturato tra 5 e 20 milioni di euro sono in campo negativo, così come avvertono un brusco ridimensionamento gli indici relativi alle imprese con un fatturato che supera i 20 milioni di euro. Per capire l’entità dell’inversione di tendenza delle piccole imprese edili (meno di 5 milioni di euro di fatturato) basta mettere a confronto gli indici previsionali dei principali indicatori nel periodo secondo semestre 2013/secondo semestre 2015: produzione -41,30/+ 8,82; fatturato -45,65/+8,82; ordini e contratti -43,48/+5,88; occupazione -36,96/0,00. Va segnalato che nel caso delle piccole imprese resta stabile la previsione di incremento del costo del lavoro (da +8,70 a +8,82), mentre si ridimensionano le previsioni sul costo delle materie prime (+36,96/+5,88), sulle spese dirette di cantiere (+30,43/+16,18) e sulle spese generali (+43,48/+19,12).

Indici previsionali per le imprese con fatturato tra 5 e 20 milioni

È in questo segmento di aziende che, sebbene in attenuazione, si manifestano le maggiori difficoltà nell’ambito delle previsioni per il secondo semestre 2015. Le ragioni sono da individuare, molto probabilmente, nella stagnazione ancora in atto degli investimenti più consoni a tale dimensione aziendale. Va aggiunto, però, che l’aumento numerico dei bandi di gara pubblici e l’urgenza di accelerare la spesa dei fondi Ue alimentano un clima di fiduciosa attesa per i prossimi mesi. È sulla base di queste considerazioni che si comprende meglio il trend dei principali indicatori evidenziati da questa tipologia di imprese. Comparando le previsioni per il secondo semestre 2013 e quelle per il secondo semestre 2015, risultano tali progressioni: produzione -47,37/-11,11; fatturato -42,11/-7,41; ordini e contratti -57,89/-3,70; occupazione -36,84/0,00. Nel periodo considerato (II 2013/II 2015) sono in aumento il costo del lavoro (da -15,79 a +14,81),il costo delle materie prime (da+15,79 a +18,52) e le spese di cantiere (da -5,26 a +7,41), sebbene tali voci siano viste in netta diminuzione rispetto al primo semestre 2015. Calano, invece, le spese generali (da+21,05 a +7,41), ma anche in questo caso in sensibile decremento rispetto al primo semestre 2015.

Indici previsionali per le imprese con fatturato oltre 20 milioni di euro

Nel caso delle aziende che superano in termini di fatturato i 20 milioni di euro, si assiste ad un dimezzamento degli indici previsionali riferiti al secondo semestre 2015 rispetto a quelli inerenti il primo semestre 2015. In questo caso è molto probabile che si sia verificato un “rallentamento” della attese positive rispetto alle accelerazioni della spesa dei Fondi Ue (e dei pagamenti dei crediti verso le imprese) enfatizzate nell’ultimo trimestre 2014. Alla prova dei fatti la ripartenza degli investimenti e l’immissione di liquidità nel circuito delle grandi imprese non si sono rivelate adeguate alle aspettative. Nel confronto tra i periodi II 2013/II 2015 gli indici risultano praticamente dimezzati, sottolineando, tra l’altro, una brusca inversione di tendenza tra il I ed il II semestre del 2015: produzione e fatturato da +40 a +20; ordini e contratti da -20 a +20 (ma occorre tenere conto che nelle attese riferite al I semestre 2015 questo indicatore si attestava a +40); occupazione da-40 a 0,00. Con riferimento ai costi, le variazioni rispetto alle aspettative del secondo semestre 2013 sono le seguenti: costo del lavoro da+40 a 0,00; costo delle materie prime da+60 a +20; spese dirette di cantiere da+40 a 0,00; spese generali da+60,00 a +40,00.

Va rimarcato, però, che le previsioni per il primo semestre 2015 delle imprese con fatturato oltre i 20 milioni di euro prevedevano un incremento dell’occupazione (+40), un aumento del costo del lavoro (+20),del costo delle materie prime (+20) e delle spese dirette e generali (+20). Balza, quindi, agli occhi che il rallentamento ipotizzato per il secondo semestre dell’anno in corso è tale da avere azzerato (da +40,00 a 0,00) il positivo impatto occupazionale immaginato a dicembre 2014.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE, ANTONIo LOMBARDI

«Le evidenze derivanti dall’indagine del Centro Studi della nostra associazione - ha dichiarato il Presidente di ANCE Salerno Antonio Lombardi - aggiungono un’ulteriore conferma sul versante della capacità di resistenza delle imprese della filiera delle costruzioni. Ammesso che ce ne fosse bisogno, il tessuto provinciale delle aziende edili ribadisce la massima propensione a cogliere le poche opportunità che emergono dal mercato: sono le famiglie in questo momento a richiedere piccoli lavori di ristrutturazione e di efficientamento energetico in considerazione delle agevolazioni fiscali. Avendo recuperato maggiore fiducia, hanno deciso di attingere in maniera più consistente al risparmio ed investono sulla casa, che è il bene primario al quale fanno riferimento. E, quindi, sono le piccolissime imprese locali che hanno scelto sapientemente di riconvertirsi, specializzandosi in lavori di qualità e tecnicamente anche complessi. Ma – continua Lombardi – è chiaro che manca all’appello un piano serio e ben strutturato di investimenti pubblici in grado di rimettere in moto le aziende medio/grandi che da mesi attendono l’avvio di lavori per i quali sono già state espletate le gare pubbliche o che auspicano un percorso meno accidentato e macchinoso per la spesa effettiva dei fondi europei. Si annunciano ancora con enfasi le realizzazioni di opere infrastrutturali importanti, ma all’atto pratico i cantieri non si aprono. Né va meglio per le opere di più piccole dimensioni: anche l’accelerazione della spesa dei fondi Ue, che pure sembrava un elemento di positività, rischia di trasformarsi in un grave boomerang per i Comuni di piccole dimensioni e per quelle imprese che avevano creduto almeno in un parziale sblocco della situazione».

«Non bisogna dimenticare - conclude Lombardi - che anche sul versante delle relazioni con il circuito del credito non si avverte alcuna significativa inversione di tendenza, soprattutto per il settore delle costruzioni. Anche in questo caso manca drammaticamente un interlocutore istituzionale in grado di attivare iniziative - per esempio sul piano delle garanzie – capaci di aumentare il livello di liquidità circolante. In questo contesto l’unico, vero segnale che arriva è la volontà delle imprese di rimanere in campo e di continuare a lavorare con competenza e professionalità. Per il resto, niente di nuovo all’orizzonte».

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