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“Lo sport nell’Italia
antica”
E’ stata inaugurata, nella serata di giovedì 9 Novembre e quindi in coincidenza con la giornata iniziale della Quinta Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, al Museo di Paestum la mostra “Lo sport nell’Italia antica”.
L’iniziativa, a carattere nazionale, è stata promossa dalla Direzione Generale per i Beni Archeologici e realizzata dalle Soprintendenze territoriali al fine di creare un’unica grande mostra in oltre settanta musei italiani e di avvicinare i musei, troppo spesso visti come luoghi austeri e polverosi, ai cittadini.
La Soprintendenza Archeologica delle Province di Salerno, Avellino e Benevento ha organizzato una sezione dedicata all’Ideale atletico tra Greci ed Indigeni che è possibile interpretare attraverso oggetti costituenti corredi tombali, scene figurate rappresentate sui vasi e le pitture parietali delle tombe lucane.
La piccola mostra vede esposto non solo il materiale proveniente da Paestum (necropoli urbane di Santa Venera e Andriuolo e santuario meridionale) che ha costituito il nucleo di partenza per l’allestimento della mostra, ma anche oggetti provenienti da altri siti archeologici quali Pontecagnano, Palinuro, Padula e Montesarchio.
Entrando nello spazio adibito all’esposizione tematica dello Sport nell’Italia Antica, pannelli esplicativi illustrano il luogo in cui l’atleta praticava la ginnastica, non fine a se stessa, ma in funzione di competizioni atletiche, il ginnasio. Con il tempo il ginnasio divenne un posto in cui si impartiva ai giovani una formazione più ampia che comprendeva lezioni di musica, di filosofia e di letteratura, parti essenziali dell’educazione greca, detta padeia.

Altri cartelli didattici descrivono le rappresentazioni atletiche dipinte sulle varie forme vascolari, scene che non riproducono avvenimenti sportivi, ma esaltano l’ideale greco dell’atletismo ed il mondo maschile.
Le pitture vascolari, siano esse realizzate in Attica o nelle officine pestane, riproducono gli atleti nell’atto di detergersi il corpo dal sudore, mentre si vestono; oppure scene che suggeriscono lo spazio del ginnasio e che raffigurano il louterion (bacino contenente acqua) ed alcuni oggetti dell’atleta appesi ad un muro: sandali, spugne, borse portadischi, manubri e contenitori di profumo. Spesso sono le stesse forme vascolari che richiamano la vita del ginnasio come ad esempio vasi portaprofumi quali l’aryballos o l’alabastron.
In molti corredi funerari maschili del mondo magno greco si rinvengono queste tipologie vascolari insieme ad altri oggetti che rimandano mondo dell’atleta come lo strigile (attrezzo di bronzo utilizzato per detergere il sudore).
La cultura greca di Poseidonia finisce per influenzare anche le genti autoctone, gli indigeni, che acquisiscono molti dei modelli culturali greci. Questa omologazione appare evidente nei corredi tombali che sono costituiti da vasi che richiamano chiaramente i valori greci per eccellenza: il simposio ed il ginnasio.
Nelle quattro vetrine della mostra sono esposti due corredi tombali provenienti dalla necropoli di Santa Venera, uno da quella di Andriuolo, gli oggetti rinvenuti in tre sepolture ed una struttura santuariale di Pontecagnano, ed corredi tombali di sepolture provenienti da Padula, Palinuro e Montesarchio.
L’altro nucleo della mostra è costituito dalle Tombe dipinte di età lucana che riproducono scene di giochi funebri: pugilato, duelli e corse di bighe.
Non resta ora che visitare questa mostra la cui tematica ci avvicina agli uomini dell’antichità soprattutto per la passione e l’attenzione, che oggi come allora, si rivolge allo sport.
Di Mastrangelo Marianna
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