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ALLA RICERCA DI UN PATRIMONIO NASCOSTO
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UNA MOSTRA AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI EBOLI: RECUPERARE IL PASSATO PROGETTANDO IL FUTURO

Questa mostra, inaugurata il 12 aprile 2002, vede esposti i reperti provenienti da uno scavo effettuato per l’impianto del metanodotto nella città di Eboli tra il 1998 e il 1999.
Gli oggetti rinvenuti sono relativi a sepolture indagate nelle vie Mattei e Ripa, e si datano tra l’ultimo quarto dell’VIII sec. ed il IV sec. a.C. Il luogo in cui sono ubicate queste strade, costituiva parte di necropoli che furono utilizzate intensamente ed in varie epoche.
Il primo corredo tombale esposto è relativo alla sepoltura di una fanciulla di circa 12 anni deposta, con le gambe piegate sul lato destro, in una fossa delimitata da ciottoli. Gli oggetti che l’accompagnavano erano situati ai suoi piedi, tra essi si distinguono: una coppa di tipo greco ascrivibile alla tipologia “Thapsos” (coppe prodotte intorno alla seconda metà dell’VIII sec. a.C. Prendono il nome dal sito di Thapsos, odierna Magnisi, nei pressi di Siracusa, dove sono attestati i primi ritrovamenti di queste coppe), proveniente da Pitecusa (odierna Ischia) e che costituisce l’elemento datante della sepoltura, ed ornamenti di vario genere: cavigliere, anellini, fibule (spille), cavigliere ed uno scarabeo in “faience” (materiale simile alla porcellana) infilato in un pendaglio d’argento che era sospeso ad un laccio che non si è conservato.
Alcorredo appartenevano anche tre tessere fittili con due fori relative, probabilmente, a cinture, e rocchetti e fusaiole, oggetti allusivi alla filatura che era un’attività tipicamente femminile:.
Alcuni pannelli affissi alle pareti esplicano il modo in cui avvenivano la filatura e la tessitura. Gli strumenti utilizzati per la filatura erano: la conocchia, su cui si disponevano le fibre grezze; il fuso, su cui si arrotolavano le fibre; le fusaiole che rendevano stabile il movimento del fuso ed i rocchetti attorno ai quali si arrotolava il filo. 
Su un secondo pannello è disegnato un telaio costituito da pali in legno e da pesetti in terracotta che tenevano ben tesi i fili verticali, l’ordito.
Proseguendo con la visita della mostra è possibile fruire dei reperti rinvenuti nelle altre sepolture. L’unica tomba di Via Mattei conteneva un’olla d’impasto, alcuni vasi di cui non si è individuata la forma data la frammentarietà ed un’oinochoe (tipo di brocca) in bucchero. La tomba risale alla fine del VII – inizio VI sec. a.C.
La sepoltura n.2 di Via Matteo Ripa, databile al IV sec. a.C., era costituita da una cassa di grosse tegole e conteneva vasi a vernice nera, una fibula in bronzo ed una moneta d’argento, un diobolo appartenente alla zecca di Turi.
I corredi delle tombe n.1 e 3 non si sono conservati interamente in quanto le sepolture sono state disturbate da lavori meccanici.
Nella sepoltura n.1, risalente alla fine del VI - V sec. a.C., è stata rinvenuta una fibula in bronzo ed una coppa a vernice nera di imitazione attica. La tomba n.3 presentava al suo interno una coppa ionica a vernice nera ed una oinochoe in bucchero e si data al VII sec. a.C.
Il corredo della tomba n.4, databile alla metà del IV sec. a.C., è costituito da tre vasi non decorati: il mortaio, la pentola e l’olletta fornite entrambe di coperchio, una fibula, due vasi a figure rosse prodotti a Paestum e contenitori a vernice nera.
La sepoltura n.5, tomba dell’ultimo quarto del V sec. a.C., conteneva un cratere (grande vaso connesso all’uso del vino) decorato con una linea ondulata ed una fila di puntini compresi tra due fasce dipinte con vernice rosso-bruna, un’anforetta, un’olletta ed un boccale a vernice nera.
Concludono l’esposizione due pannelli illustranti le iscrizioni in lingua e scrittura etrusca presenti sui vasi rinvenuti ad Eboli e le tecniche di lavorazione del bucchero, ceramica scura con superficie lisciata di produzione tipicamente etrusca.
E’ possibile visitare il Museo Archeologico di Eboli e la mostra “Recuperare il passato progettando il futuro” dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 14.

Di Mastrangelo Marianna

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A cura di Mastrangelo Marianna

 
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